M'hai insegnato ad attenderti, paziente,
quand'andavamo insieme per le spese:
così aspettavo, seduto fuor dell'uscio
poiché (era scritto), lì non potevo entrare.
Abbiam giocato anche, più volte, a nascondino: ma ti trovavo sempre (ho naso fino);
ma quando la pallina anche ieri m'hai tirato, perché non l'hai ripresa e te ne sei andato?
Che strano, il posto dove m'hai lasciato.
la strada e' dritta, non c'e' il panettiere, ne' c'e' il lattaio, neppure il salumiere
(e non capisco neanche perché mai ci siamo andati in auto, a far spese).
Ora, comprendo, sarai indaffarato o qualche impedimento t'ha bloccato;
ma io son stanco qui di rimanere, il sole e' caldo, ho sete, vorrei bere.
Sono già stanco pure d'abbaiare. Il sole picchia, mi par di morire.
In lungo e in largo sulla strada ho cercato: con ansia e affanno, tracce tue non ho trovato.
Perché non torni ad abbracciarmi, Amico? Le coccole mi mancano, più ancora della pappa.
Beh, sai cosa ti dico? Io, come sempre, me ne starò buono qui e t'aspetto.
Sull'autostrada lunga e rovente un cane abbandonato cammina lentamente.
Ha negli occhi una casa lontana con due ciotole piene il calor di una mano.
E' disperato e stanco un auto veloce lo prende a fianco, le ferite sanguinano
non ce la fa più. Sul muretto piatto c'e' Monello, il gatto che gli dice piano:
abbiamo amato invano un uomo disumano. Siamo in tanti in questa brutta avventura
ci sono anche i nonni. Facciamoci coraggio non aver paura. Ma Ringo ormai esangue
porgendogli la zampa il capo china giù Monello, impietrito lo veglia con amore
chiedendosi con dolore se anche l'uomo ha un cuore.